Annullamento acconti PREU del 1° bimestre 2021

Solo per l’anno 2021, gli acconti PREU per il bimestre gennaio/febbraio, in scadenza il 28 gennaio, il 13 febbraio e il 28 febbraio sono annullati e l’importo dovuto a titolo di PREU è versato integralmente entro il giorno 22 marzo 2021. (AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI – Determinazione 22 gennaio 2021, n. 24769/RU)

In considerazione della sospensione totale della raccolta tramite apparecchi da intrattenimento, il versamento degli acconti PREU per il bimestre gennaio/febbraio, in scadenza il 28 gennaio, il 13 febbraio e il 28 febbraio (parametrati all’imposta versata per il settembre/ottobre 2020), sarebbero di gran lunga superiori ai versamenti effettivi, causando, per tale bimestre, la necessità di riconoscere successivamente lo scomputo dell’eccedenza dai versamenti dovuti per i bimestri successivi.

In un’ottica di semplificazione degli adempimenti tributari, in ragione dell’eccezionale situazione di emergenza dovuta all’epidemia da Covid-19 e in applicazione del principio costituzionale di capacità contributiva e del principio del favor contribuenti, è, pertanto, necessario prevedere modifiche temporalmente limitate ai Decreti Direttoriali del 12 aprile 2007 e del 1 luglio 2010, favorendo l’adempimento dei pagamenti dovuti e evitando, al contrario, il versamento di pagamenti non dovuti, determinando solo per l’anno 2021, che gli acconti PREU per il bimestre gennaio/febbraio, in scadenza il 28 gennaio, il 13 febbraio e il 28 febbraio sono annullati e l’importo dovuto a titolo di PREU è versato integralmente entro il giorno 22 marzo 2021.

Le novità della Legge di bilancio 2021 sul fondo di garanzia PMI

Chiarimenti sulle novità introdotte dalla Legge di bilancio 2021, in relazione alle garanzie su finanziamenti fino a 30 mila euro di cui alla lettera m), comma 1 dell’articolo 13 del DL Liquidità (ABI – Lettera circolare 18 gennaio 2021, n. 94).

La legge 30 dicembre 2020, n. 178 (c.d. “Legge di Bilancio 2021”) ha prorogato al 30 giugno 2021 il termine entro il quale il Fondo di garanzia per le PMI può concedere le coperture previste della lettera m), comma 1 dell’articolo 13 dal decreto-legge 8 aprile 2020, n.23 (c.d. “DL Liquidità”), conformemente a quanto stabilito dalla Comunicazione della Commissione (2020/C 340 I/01), recante la quarta modifica del Quadro temporaneo perle misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19.
Fanno eccezione le garanzie di cui al comma 12-bis dell’articolo 13 del DL Liquidità, comma inserito dalla legge di conversione del 14 agosto 2020, n. 104 e successivamente, così modificato dall’art. 64, comma 3 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 (c.d. “DL Agosto”), convertito, con modificazioni, dalla Legge 13 ottobre 2020, n. 126, i cui termini di concessione non sono stati prorogati. Pertanto, a far data dallo scorso 1° gennaio, non è più possibile presentare richieste di garanzia per operazioni a favore di Enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, che non siano iscritti nel Registro delle Imprese (non è sufficiente l’iscrizione al REA).
Al comma 213, dell’articolo 1, della Legge di Bilancio 2021 ha peraltro esteso l’ambito soggettivo delle garanzie di cui alla lettera m) prevedendo che anche per le società di agenti in attività finanziaria, le società di mediazione creditizia e le società disciplinate dal TUB, identificate dal codice ATECO K 66.21.00, possano accedervi.
Con la circolare n. 24/2020, il Gestore del Fondo ha inoltre chiarito che l’estensione riguarderà le società che presentano i seguenti codici ATECO:
– 66.19.20 – Attività di promotori e mediatori finanziari;
– 66.19.21 – Promotori finanziari;
– 66.19.22 – Agenti, mediatori e procacciatori di prodotti finanziari;
– 66.21.00 – Attività dei periti e liquidatori indipendenti delle assicurazioni.
Sempre con riferimento alle garanzie di cui alla lettera m), la legge di Bilancio 2021 estende da 10 a 15 anni la durata massima dei finanziamenti garanti (articolo 1, comma 216). Resta invece confermato che il rimborso della quota capitale dei predetti finanziamenti non può iniziare prima di 24 mesi dalla data di erogazione.
Al riguardo, l’ABI evidenzia che dalla data di entrata in vigore della Legge di Bilancio 2021 ai predetti finanziamenti va applicato un tasso di interesse che non può essere superiore allo 0,20 per cento aumentato del valore, se positivo, del tasso del Rendistato con durata analoga al finanziamento coperto dalla garanzia pubblica (comma 218, articolo 1).
Ai sensi del comma 217, il prolungamento della durata può essere richiesto anche in relazione ai finanziamenti già concessi alla data di entrata in vigore della predetta Legge di Bilancio, con il mero adeguamento della componente Rendistato del tasso d’interesse applicato, in relazione alla maggiore durata dello stesso finanziamento.
Secondo quanto specificato nella circolare del Gestore n. 1/2021, per i finanziamenti già erogati, l’adeguamento in aumento della durata fino a 15 anni può avvenire tramite l’erogazione al soggetto beneficiario finale di un nuovo finanziamento finalizzato all’estinzione di quello garantito ovvero attraverso la sottoscrizione/stipula di un addendum al contratto di finanziamento garantito, senza l’acquisizione di un nuovo Allegato 4 bis.
Il Gestore precisa, inoltre, che la durata massima di 15 anni deve sempre decorrere dalla data di erogazione del finanziamento originario. Pertanto, la durata del nuovo finanziamento deve tenere conto del periodo di preammortamento già trascorso del finanziamento precedentemente erogato e, comunque, prevedere un preammortamento della durata almeno di 24 mesi.
Il caricamento del tracciato relativo alle predette richieste deve avvenire sempre mediante la funzionalità “FdG/Flussi Elettronici/Flussi Variazioni ML” disponibile sul Portale del Fondo di Garanzia e seguendo quanto previsto dalle Specifiche tecniche pubblicate sul sito Internet del Fondo nella sezione Guide e Manuali.
Anche nel caso in cui l’adeguamento riguardi una sola operazione, si deve utilizzare la predetta funzionalità; non sono accettate richieste di adeguamento inviate tramite Allegato 5.
Tutte le modifiche sopra illustrate riguardano le richieste di ammissione all’intervento del Fondo presentate a partire dallo scorso 13 gennaio.

Misure Covid-19: Lombardia e Sardegna cambiano colore

Dal 24 gennaio 2021, la regione Lombardia dalla zona rossa passa alla zona arancione e la regione Sardegna dalla zona gialla passa alla zona arancione. Restano sempre in zona arancione le regioni Calabria, Emilia Romagna e Veneto (Ministero Salute – ordinanze 22 gennaio 2021 e 23 gennaio 2021).

In base alle Ordinanze del Ministro della salute del 22 e del 23 gennaio 2021, sono attualmente ricomprese:

– nell’area gialla: Campania, Basilicata,  Molise, Provincia autonoma di Trento, Toscana;

– nell’area arancione: Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Veneto, Piemonte, Puglia, Sardegna, Umbria, Valle d’Aosta;

– nell’area rossa: Provincia Autonoma di Bolzano, Sicilia.

Dichiarazione redditi pre-compilata 2021: proroga utilizzo dati sanitari

Sono stati prorogati i termini per l’utilizzo, ai fini della dichiarazione dei redditi pre-compilata 2021, dei dati delle spese sanitarie messi a disposizione dal Sistema Tessera sanitaria (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 22 gennaio 2021, n. 20765)

In deroga a quanto previsto l’anno scorso, in merito alle modalità tecniche di utilizzo dei dati delle spese sanitarie e delle spese veterinarie ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi pre-compilata a decorrere dall’anno d’imposta 2019, esclusivamente con riferimento ai dati relativi alle spese sanitarie sostenute nel 2020 e ai relativi rimborsi:
– ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi pre-compilata, il Sistema Tessera Sanitaria, dal 16 marzo 2021, mette a disposizione dell’Agenzia delle entrate i dati consolidati di cui all’articolo 3, comma 2, del decreto legislativo n. 175 del 2014, i dati consolidati comunicati dai soggetti di cui all’articolo 3, comma 3, del medesimo decreto, nonché i dati delle spese sanitarie e dei relativi rimborsi comunicati da parte degli ulteriori soggetti obbligati alla trasmissione telematica dei dati delle spese sanitarie al Sistema Tessera Sanitaria in base alla normativa vigente;
– l’opposizione a rendere disponibili all’Agenzia delle entrate i dati delle spese sanitarie e dei relativi rimborsi per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi pre-compilata può essere effettuata:
a) con riferimento ai dati aggregati relativi ad una o più tipologie di spesa, fino all’8 febbraio 2021, comunicando all’Agenzia delle entrate, oltre alla tipologia di spesa da escludere, il proprio codice fiscale, i dati anagrafici e il numero di identificazione posto sul retro della tessera sanitaria con la relativa data di scadenza;
b) in relazione ad ogni singola voce, dal 16 febbraio 2021 al 15 marzo 2021, accedendo all’area autenticata del sito web dedicato del Sistema Tessera Sanitaria tramite tessera sanitaria TS-CNS oppure tramite le credenziali Fisconline rilasciate dall’Agenzia delle entrate.

Studi di settore: quello “evoluto” prevale in sede di accertamento

In tema di accertamento basato sullo studio di settore, quello “evoluto” si applica con criterio prevalente, anche con efficacia retroattiva su annualità precedenti alla sua approvazione, se risulta più favorevole al contribuente (Corte di Cassazione – Ordinanza 22 gennaio 2021, n. 1290)

La controversia riguarda un avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate ha rettificato il reddito dichiarato da un’Associazione professionale sulla base degli studi di settore, in considerazione delle incongruenze tra i ricavi dichiarati e le risultanze dello studio di settore applicabile (TK04U).
I giudici tributari hanno affermato la legittima determinazione induttiva dei ricavi (e dei redditi) sulla base degli studi di settore, data l’assenza di idonee e legittime prove documentali contrarie, e tenuto conto dei risultati in perdita per cinque esercizi consecutivi, distintivi di una gestione antieconomica dell’attività.
L’Associazione professionale ha impugnato la decisione lamentando l’omessa pronuncia sulla richiesta di applicazione dello studio di settore evoluto, con conseguente riduzione delle somme accertate.

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Associazione osservando che i giudici tributari hanno omesso di pronunciarsi sulla domanda subordinata, proposta dagli appellanti (vittoriosi in primo grado) nelle rispettive controdeduzioni, di applicazione retroattiva dello studio evoluto UK04U, ad essi più favorevole.
In proposito, la Suprema Corte ha precisato che l’accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri e degli studi di settore costituisce un sistema unitario, frutto di un progressivo affinamento degli strumenti di rilevazione della normale redditività per categorie omogenee di contribuenti.
Pertanto, deve ritenersi giustificata l’applicazione retroattiva dello strumento più recente (evoluzione), che prevale rispetto a quello precedente, in quanto più raffinato e più affidabile.