Il codice tributo sui contrassegni su prodotti da sigaretta elettronica

Istituito il codice tributo “5479” per il versamento tramite F24 Accise delle somme dovute per la fornitura dei contrassegni di legittimazione della circolazione dei prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide (PLI), contenenti o meno nicotina. L’obbligo dei contrassegni di legittimazione decorre dal 1° aprile 2021 (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 17 febbraio 2021, n. 11/E).

Nello specifico, è istituito il seguente codice tributo:
– “5479” denominato “Proventi derivanti dalla fornitura di contrassegni di legittimazione della circolazione per i PLI – art. 62-quater, c. 3-bis, d.lgs n. 504 del 1995”.
In sede di compilazione del modello “F24 Accise”, il suddetto codice tributo è esposto nella “Sezione Accise/Monopoli e altri versamenti non ammessi in compensazione” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, riportando:
– nel campo “ente”, la lettera “M”;
– nel campo “provincia”, nessun valore;
– nel campo “codice identificativo”, nessun valore;
– nel campo “rateazione”, nessun valore;
– nel campo “mese”, il mese cui si riferisce il pagamento, nel formato “MM”;
– nel campo “anno di riferimento”, l’anno cui si riferisce il pagamento, nel formato “AAAA”.

IRAP: aliquota per le Amministrazioni pubbliche

L’aliquota IRAP stabilita per le Amministrazioni pubbliche rimane fissa all’8,5 per cento anche nel caso in cui si realizzino le condizioni per l’applicazione degli automatismi fiscali (MEF – Risoluzione 17 febbraio 2021, n. 1/DF).

Nella risoluzione in oggetto si chiede se nelle regioni Calabria e Molise l’aliquota dell’imposta regionale sulle attività produttive – IRAP – applicabile alle Amministrazioni pubbliche sia quella dell’8,5 per cento, come affermano le regioni interpellate, o se detta aliquota debba essere anch’essa maggiorata di 0,15 punti percentuali.

Per il MEF la misura di 0,15 punti percentuali non può essere aggiunta all’aliquota dell’8,5 per cento stabilita per le Amministrazioni pubbliche alla quale non si applicano le maggiorazioni IRAP.

Credito d’imposta ricapitalizzazioni: rilevanti i ricavi della conferente

Ai fini del credito d’imposta di cui all’art. 26 del Decreto Rilancio, una società costituita nel 2020 a seguito del conferimento di una ditta individuale e che ha intenzione di deliberare ed eseguire un aumento di capitale entro il 31 dicembre 2020, deve considerare i ricavi 2019 realizzati dalla ditta individuale acquisita sia per la determinazione della soglia, sia per il confronto riferito ai due periodi di marzo e aprile 2020 rispetto al 2019 per determinare la riduzione del fatturato (Agenzia Entrate – risposta 17 febbraio 2021, n. 117).

Il Decreto Rilancio ha introdotto delle misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni e riconosce diverse agevolazioni, a fronte di aumenti di capitale di alcuni tipi di società.

In particolare è disposto che ai soggetti che effettuano conferimenti in denaro, in una o più società, in esecuzione dell’aumento del capitale sociale spetta un credito d’imposta pari al 20%.

Per l’accesso al credito d’imposta è necessario che la società:

– presenti un ammontare di ricavi relativo al periodo d’imposta 2019, superiore a cinque milioni di euro;

– abbia subito, a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 nei mesi di marzo e aprile 2020, una riduzione complessiva dell’ammontare dei ricavi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente in misura non inferiore al 33%;

– abbia deliberato ed eseguito dopo l’entrata in vigore del Decreto Rilancio ed entro il 31 dicembre 2020 un aumento di capitale a pagamento e integralmente versato.

Nel caso di specie, la società che intende operare l’aumento di capitale agevolabile è stata costituita nel 2020 a seguito del conferimento di una ditta individuale. Detto questo, in relazione al credito d’imposta occorre considerare i valori riferibili all’azienda oggetto di trasferimento sia in relazione alle modalità di determinazione della soglia massima ricavi sia per quanto concerne il calcolo della riduzione dei ricavi.

Pertanto, nel valutare i requisiti di accesso al credito qui in esame si devono:

– considerare i ricavi realizzati nel 2019 dalla ditta individuale acquisita tramite il conferimento, ai fini della determinazione della soglia di accesso;

– confrontare i dati riferibili ai due periodi di riferimento (marzo e aprile 2020 rispetto al 2019) considerando i ricavi relativi alla ditta individuale trasferita, per determinare la riduzione del fatturato.

Invio dati erogazioni liberali ETS per la precompilata

Pubblicato nella G.U. n. 39 del 16 febbraio 2021, il decreto 3 febbraio 2021 del Ministero dell’Economia e delle Finanze, recante trasmissione all’Agenzia delle entrate dei dati riguardanti le erogazioni liberali agli enti del Terzo Settore, ai fini dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata.

Ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi da parte dell’Agenzia delle entrate, a partire dai dati relativi all’anno d’imposta 2020, le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, le associazioni di promozione sociale, le fondazioni e associazioni riconosciute aventi per scopo statutario la tutela, promozione e la valorizzazione dei beni di interesse artistico, storico e paesaggistico, e le fondazioni e associazioni riconosciute aventi per scopo statutario lo svolgimento o la promozione di attività di ricerca scientifica, trasmettono telematicamente all’Agenzia delle entrate, in via facoltativa, entro il termine previsto per la comunicazione dei dati relativi agli oneri e alle spese di cui all’art. 78, commi 25 e 25-bis, della legge 30 dicembre 1991, n. 413, una comunicazione contenente i dati relativi alle erogazioni liberali in denaro deducibili e detraibili, eseguite nell’anno precedente da persone fisiche, con l’indicazione dei dati identificativi dei soggetti eroganti. Alle erogazioni eseguite nei confronti delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, iscritte negli appositi registri, delle organizzazioni di volontariato iscritte nei registri, e delle associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionali, regionali e delle Province autonome di Trento e Bolzano, si applicano, in via transitoria fino al periodo d’imposta nel corso del quale interverrà l’autorizzazione della Commissione e, comunque, fino al periodo di imposta di operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore, se successivo alla predetta autorizzazione, le disposizioni previste dall’art. 83 dello stesso decreto legislativo n. 117.
I soggetti di cui sopra sono tenuti a trasmettere in via telematica all’Agenzia delle entrate la comunicazione in questione con riferimento alle erogazioni liberali effettuate da donatori continuativi che hanno fornito i propri dati anagrafici e dagli altri donatori qualora dal pagamento risulti il codice fiscale del soggetto erogante:
– a partire dai dati relativi all’anno d’imposta 2021, se dal bilancio di esercizio, approvato nell’anno d’imposta cui si riferiscono i dati da trasmettere, risultano ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate superiori a un milione di euro;
– a partire dai dati relativi all’anno d’imposta 2022, se dal bilancio di esercizio, approvato nell’anno d’imposta cui si riferiscono i dati da trasmettere, risultano ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate superiori a 220.000 euro.
I soggetti, che hanno effettuato la comunicazione, comunicano, inoltre, l’ammontare delle erogazioni liberali restituite nell’anno precedente, con l’indicazione del soggetto a favore del quale è stata effettuata la restituzione e dell’anno nel quale è stata ricevuta l’erogazione rimborsata.
Nelle comunicazioni vanno indicati esclusivamente i dati relativi alle erogazioni liberali effettuate tramite banca o ufficio postale ovvero mediante gli altri sistemi di pagamento.
inoltre, non vanno indicati i dati delle erogazioni effettuate da chi si è limitato a raccogliere le donazioni effettivamente operate da altri soggetti.
Con riferimento alle comunicazioni per le quali l’adempimento è facoltativo, non sono applicabili le sanzioni di cui all’art. 3, comma 5-bis, del decreto legislativo 21 novembre 2014, n. 175, a meno che l’errore nella comunicazione dei dati non determini un’indebita fruizione di detrazioni o deduzioni nella dichiarazione precompilata.
A decorrere dal periodo d’imposta successivo all’autorizzazione della Commissione europea di cui all’art. 101, comma 10, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 ovvero dal periodo d’imposta successivo a quello di operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore, se successivo all’autorizzazione, le disposizioni del presente decreto si applicano agli Enti del Terzo settore destinatari delle erogazioni liberali di cui all’art. 83 dello stesso decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117.
Le modalità tecniche per la trasmissione telematica delle comunicazioni sono stabilite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, sentita l’Autorità garante per la protezione dei dati personali.

Emergenza Covid-19: aiuti per il settore aereo

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con il decreto 27 gennaio 2021 ha istituito un fondo per la compensazione dei danni subiti per l’emergenza Covid-19 dal settore aereo.

La domanda di accesso al fondo può essere presentata dagli operatori nazionali diversi da quelli che hanno avuto accesso alle agevolazioni previste dal Decreto Cura Italia e che:

– alla data di entrata in vigore del Decreto Rilancio (19 maggio 2020) erano in possesso del Certificato di operatore aereo (COA) in corso di validità e titolari di licenza di trasporto aereo di passeggeri rilasciati dall’Ente nazionale dell’aviazione civile;

– alla data di entrata di entrata in vigore del Decreto Rilancio (19 maggio 2020) impiegavano aeromobili con una capacità superiore a diciannove posti;

– alla data di presentazione della domanda, applicano ai propri dipendenti, con base di servizio in Italia e ai dipendenti di terzi da essi utilizzati per lo svolgimento della propria attività, trattamenti retributivi comunque non inferiori a quelli minimi stabiliti dal Contratto collettivo nazionale del settore.

La domanda può essere presentata dagli operatori che hanno subito un danno come conseguenza diretta dell’evento eccezionale dell’epidemia da COVID-19, ossia danno quantificabile come riduzione dei ricavi lordi conseguente alle misure di contenimento e di contrasto all’emergenza da COVID-19 adottate a livello nazionale, UE ed extra-UE, al netto dei costi cessanti connessi alla riduzione dell’offerta di voli e dei minori costi di esercizio derivanti dagli ammortizzatori sociali applicati.

Sono inclusi nei danni i costi aggiuntivi sostenuti per far fronte all’emergenza da COVID-19 e sono invece esclusi gli importi recuperabili da assicurazione, contenzioso, arbitrato o altra fonte per il ristoro del medesimo danno.

In ogni caso è esclusa qualsiasi sovracompensazione del danno subito.

La domanda a pena di inammissibilità deve:

– essere redatta in conformità al modello predisposto dal Ministero;

– indicare, per ogni mese del periodo emergenziale in cui l’operatore ha subito un danno, i dati analitici, distinti per singola voce di ricavo e di costo;

– essere corredata, da una relazione di un esperto indipendente recante la descrizione anche del nesso causale tra le singole voci indicate ai fini della determinazione del danno subito e l’emergenza epidemiologica da COVID-19;

– recare la dichiarazione dell’operatore economico o del suo legale rappresentante, attestante l’assenza di responsabilità nella causazione del danno da compensare.

Le domande devono pervenire al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale – Direzione generale per gli aeroporti ed il trasporto aereo e devono essere trasmesse esclusivamente via Pec all’indirizzo di posta elettronica: dg.ta@pec.mit.gov.it.