Contributo di vigilanza 2021 da versare alla Consob

Pubblicato nella G.U. del 21 gennaio 2021 n. 16, la delibera Consob 22 dicembre 2020 recante i soggetti tenuti al versamento del contributo di vigilanza 2021.

Sono tenute al versamento del contributo di vigilanza 2021:

– le società di intermediazione mobiliare (SIM);

– le imprese di investimento;

– le banche;

– le società di gestione del risparmio;

– gli intermediari finanziari;

– gli agenti di cambio;

– i gestori collettivi (italiani, esteri e che commercializzano azioni e/o quote di OICR);

– l’organismo dei consulenti finanziari;

– gli ideatori di PRIPs;

– gli emittenti di strumenti finanziari (italiani ed esteri);

– gli emittenti con strumenti negoziati in sistemi multilaterali;

– gli emittenti strumenti finanziari diffusi;

– i soggetti con documentazione di offerta/quotazione;

– le società di revisione e revisori;

– la Borsa Italiana s.p.a.;

– MTS s.p.a.;

– Monte Titoli s.p.a.;

– Cassa di compensazione e garanzia s.p.a.;

– i gestori di sistemi multilaterali di negoziazione;

– internalizzatori sistematici;

– i gestori di mercati regolamentati;

– i gestori di portali per la raccolta di capitali per le PMI;

– i gestori di servizi di diffusione delle informazioni regolamentate e gestori dei meccanismi di staccaggio;

– i fornitori di servizi di comunicazione dati;

– i soggetti tenuti alla pubblicazione della dichiarazione non finanziaria;

– amministratori di Benchmark;

– gli internalizzatori di regolamento.

Il contributo deve essere versato entro il 15 aprile 2021

L’avviso di pagamento e’ spedito all’indirizzo dei soggetti tenuti alla contribuzione nei quindici giorni antecedenti la scadenza. Il pagamento e’ effettuato mediante avviso PagoPA.

Le istruzioni di pagamento ed i servizi di assistenza per i casi di mancata ricezione dell’avviso PagoPA sono pubblicate in una specifica sezione sul sito istituzionale della Consob (www.consob.it).

Il mancato pagamento del contributo entro il termine stabilito comporta l’avvio della procedura di riscossione coattiva ai sensi dell’art. 40, L. n. 724/1994 e l’applicazione degli interessi di mora nella misura legale, oltre che, delle maggiori somme previste dalla normativa vigente

Acquisto abitazione uso studio: Iva detraibile

Deve essere riconosciuto il diritto alla detrazione dell’Iva corrisposta per l’acquisto di un immobile avente catastalmente destinazione abitativa ma, in concreto, utilizzato come studio professionale. L’assenza di una cucina e il cablaggio delle stanze ad uso uffici rafforza la tesi dell’uso strumentale dell’immobile all’attività professionale, che consente la detrazione dell’IVA (Commissione Tributaria Regionale Toscana – Sentenza 16 dicembre 2020, n. 993).

IL CASO

La controversia trae origine dall’avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate nei confronti dell’avvocato, con il quale ha recuperato a tassazione spese esenti costituite contributi unificati, marche da bollo e spese di notificazione anticipati in nome e per conto dei clienti, e contestato la detrazione dell’IVA corrisposta sull’acquisto di un immobile classificato in catasto come civile abitazione (A2) ma di fatto destinato ad uso studio professionale.
Su ricorso del professionista i giudici tributari hanno rilevato l’illegittimità della pretesa tributaria.

LA DECISIONE DEL GIUDICE TRIBUTARIO

Il giudice d’appello, in particolare, ha evidenziato che:
a) le spese per le quali viene negata la qualità di “esenti” riguardano pagamenti effettuati dal professionista (avvocato) per contributi unificati, marche da bollo e notificazioni. Secondo il giudice, non essendo seriamente predicabile che il professionista abbia sostenuto questo tipo di spese per ragioni diverse da quelle inerenti la sua opera professionale, appare evidente che le stesse costituiscano, ai fini tributari, “spese esenti”. Al contrario di quanto sostenuto dall’Ufficio, ai fini dell’esenzione non è necessario il preciso riferimento di ogni pagamento a uno specifico giudizio affidato al professionista;
b) in base alla disciplina IVA, non è ammessa in detrazione l’imposta relativa all’acquisto di fabbricati, o di porzione di fabbricato, a destinazione abitativa. Secondo il giudice la norma fa riferimento alla destinazione reale del bene e non a quella, che potrebbe non corrispondere a quella reale, risultante dal Catasto.
In tema di detrazione IVA, la Corte di Cassazione ha affermato che la valutazione della strumentalità di un acquisto rispetto all’attività imprenditoriale va effettuata in concreto, tenendo conto dell’effettiva natura del bene, in correlazione agli scopi dell’impresa. In base a tale principio, infatti, i giudici della Corte Suprema hanno riconosciuto la detrazione dell’IVA in relazione a spese sostenute per la ristrutturazione di un immobile avente catastalmente destinazione abitativa ma, in concreto, utilizzato per lo svolgimento di attività di affittacamere e case per vacanza.
Pertanto, la detrazione dell’IVA non può essere negata in forza dell’astratta classificazione catastale dell’immobile, dando prevalenza sulla concreta destinazione.

Nel caso di specie, la destinazione dell’immobile a studio professionale, peraltro, risulta da alcune caratteristiche fisiche, dichiarate dal contribuente e non contestate dall’Ufficio, quali l’assenza di una cucina e il cablaggio di tutti i locali al fine di poterli utilizzare come uffici.
D’altra parte il giudice tributario ha ritenuto legittima la preoccupazione dell’Ufficio, secondo il quale, consentendo la detrazione dell’IVA in un caso come quello in esame, si avrebbe il paradosso di permettere, da un lato, l’acquisto di un fabbricato a destinazione abitativa con indebita detrazione IVA (espressamente esclusa dalla normativa) e, dall’altro lato, l’utilizzo dello stesso immobile come ufficio, in totale spregio delle regole urbanistiche e catastali.
Tuttavia, ha precisato il giudice, tale paradosso non può essere risolto attraverso un’arbitraria fictio juris, che, senza una corrispondente norma giuridica, costringa l’interprete a considerare uno studio professionale come se fosse un’abitazione, piuttosto deve essere corretto l’erroneo classamento catastale.
Pertanto, data la sussistenza di situazioni di fatto non più coerenti con i classamenti catastali per intervenute variazioni edilizie, e la mancata presentazione di atti di aggiornamento da parte del soggetto obbligato, il giudice ha disposto la segnalazione al Comune, affinché possano attivarsi le iniziative previste dalla legge, per il corretto classamento dell’immobile e la sua corretta tassazione.

Quando la stabile organizzazione è debitore IVA

Ai fini dell’esatta individuazione della stabile organizzazione come soggetto passivo IVA tenuto all’adempimento dell’imposta con riguardo alla cessione del gas di riempimento, è necessario un suo intervento diretto nell’operazione passiva, in assenza del quale la fornitura si considera resa nei confronti della sua casa madre (Agenzia Entrate – risposta 20 gennaio 2021, n. 52).

Ai sensi di quanto disposto nel Decreto Iva, affinché la stabile organizzazione italiana diventi debitore d’imposta e adempia agli obblighi di fatturazione mediante reverse charge è necessario che la cessione del gas sia effettuata nei suoi confronti dal fornitore estero. Ciò presuppone un intervento diretto di questa stabile organizzazione nell’operazione passiva in assenza del quale la fornitura si considera resa non nei suoi confronti ma a favore della sua casa madre estera.

Nel caso di specie, sebbene non sia stata direttamente coinvolta nella negoziazione e nella stipula del contratto di fornitura del gas, la detta stabile organizzazione italiana interviene con propri mezzi umani e tecnici durante l’operazione di acquisto.

La stabile organizzazione italiana in sostanza assume un ruolo attivo durante la realizzazione della cessione continuativa del gas, che comprende l”asset management, il dispacciamento e controllo della tratta italiana, il procurement nonché la gestione diretta del flusso della fornitura, interfacciandosi direttamente con il fornitore estero al punto tale che quest’ultimo fattura la cessione del file-line gas alla stessa stabile organizzazione. Quest’ultima condizione salvo prova contraria consente di presumere che tale stabile organizzazione abbia partecipato attivamente all’acquisto, effettuato in Italia.

Quanto detto, unitamente al fatto che la stabile organizzazione italiana è l’effettivo destinatario e utilizzatore del gas, tanto da determinare la territorialità IVA della fornitura, consente di imputare questo acquisto a detta stabile organizzazione che diventa così debitore d’imposta, assolvendo l’imposta mediante il reverse charge.

Modalità e i termini per l’accesso al Fondo Salvaguardia Imprese

Definite le modalità e i termini per la presentazione delle domande, il modello di domanda e l’ulteriore documentazione che le imprese sono tenute a presentare per richiedere l’accesso al Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa (Ministero dello Sviluppo Economico – Decreto 20 gennaio 2021).

La domanda di accesso al Fondo Salvaguardia Imprese può essere presentata a decorrere dalle ore 12:00 del 2 febbraio 2021 e deve essere compilata esclusivamente in forma elettronica, utilizzando la procedura informatica accessibile dal sito www.invitalia.it.
La domanda di accesso può essere presentata soltanto dalle imprese in difficoltà che hanno avviato un confronto con la Struttura per la crisi d’impresa. A tal fine, la Struttura per la crisi d’impresa trasmette ad Invitalia l’elenco delle imprese con le quali risulta avviato un confronto e tutte le ulteriori informazioni eventualmente in possesso della stessa in funzione dell’attività svolta.
Qualora l’operazione di investimento prospettata riguardi una società diversa dall’impresa che versa in situazione di difficoltà economico-finanziaria, interessata all’acquisizione dell’impresa in difficoltà o alla prosecuzione dell’attività della stessa, la domanda di accesso al Fondo è presentata da tale impresa subentrante.
La domanda, redatta in lingua italiana, deve essere firmata digitalmente dal legale rappresentante dell’impresa proponente ovvero dell’impresa subentrante, pena l’improcedibilità della stessa.
L’iter di presentazione della domanda di accesso al Fondo, a pena d’invalidità, prevede lo svolgimento delle seguenti attività:
a) accesso alla procedura informatica;
b) inserimento delle informazioni e dei dati richiesti per la compilazione della domanda;
c) generazione del modulo di domanda, contenente le informazioni e i dati forniti dall’impresa proponente e apposizione della firma digitale;
d) caricamento della domanda firmata digitalmente;
e) caricamento degli allegati firmati digitalmente;
f) invio dell’istanza, con conseguente rilascio del codice identificativo.
Le domande presentate secondo modalità non conformi a quanto indicato nel presente decreto non saranno prese in esame.
La domanda di accesso al Fondo deve contenere un programma di ristrutturazione finalizzato alla salvaguardia dei livelli occupazionali e alla prosecuzione dell’attività di impresa. Ciascuna impresa proponente può presentare, per il medesimo programma di ristrutturazione, una sola domanda di accesso al Fondo.
I soggetti beneficiari hanno diritto alle agevolazioni esclusivamente nei limiti delle disponibilità finanziarie dell’intervento. Il Ministero comunica tempestivamente, con avviso a firma del Direttore generale per gli incentivi alle imprese pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, l’avvenuto esaurimento delle risorse finanziarie disponibili.

Attività di controllo svolta dai professionisti negli ETS

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha pubblicato due documenti concernenti l’attività di controllo svolta dai professionisti negli enti del Terzo settore (ETS), secondo il “Codice del Terzo settore” (CTS). (CNDCEC – Nota 20 gennaio 2021, n. 7)

Gli ETS retti in forma di associazione che superano i limiti dimensionali previsti dall’art. 30 del CTS nonché tutti gli ETS retti in forma di fondazione che si iscriveranno nel Registro unico nazionale del Terzo settore sono tenuti a nominare un organo di controllo, monocratico o collegiale, con la presenza di almeno un componente scelto tra le categorie di soggetti di cui all’articolo 2397 del codice civile, quali gli iscritti nella sezione A Commercialisti dell’albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.
Allo stesso tempo, il CTS dispone che le associazioni e le fondazioni del Terzo settore che superano i (più alti) limiti dimensionali dell’art 31 sono tenuti alla nomina del soggetto incaricato della revisione legale e che tale funzione può essere svolta dall’organo di controllo nel caso in cui tutti i componenti siano iscritti nell’Apposito registro dei revisori legali.
Il primo documento riguarda le norme di comportamento dell’organo di controllo degli enti del Terzo settore indirizzate agli iscritti all’albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.
Il secondo documento, invece, si focalizza sulla fase di nomina dei revisori legali dei conti e dei componenti degli organi di controllo negli Enti del Terzo settore nel periodo transitorio.
L’emanazione dei documenti rientra nel più ampio ambito di coinvolgimento del CNDCEC nella Riforma del Terzo settore e muove dalla volontà di poter fornire strumenti operativi che possano consentire agli iscritti di svolgere i propri incarichi nel modo più consapevoli e appropriato possibile.