Fisco: precisazioni sul sisma bonus acquisti

Forniti chiarimenti sul sisma bonus acquisti, ex art. 16, comma 1-septies, del decreto legge 4 giugno 2013, n. 63 (Agenzia delle Entrate – Risposta 11 febbraio 2021, n. 103).

La società istante, che si occupa di costruzione e ristrutturazione immobiliare, intende eseguire un intervento di demolizione e ricostruzione di un edificio nel rispetto delle condizioni richieste dall’articolo 16, comma 1-septies, del decreto legge n. 63 del 2013 (cd. “Sisma-bonus acquisti”) e dall’articolo 119, comma 4, del decreto legge n. 34 del 2020 (cd. “Superbonus”) in modo da consentire ai futuri acquirenti di poter fruire delle detrazioni previste dalle richiamate disposizioni.
Nello specifico, la stipula dell’atto di compravendita avverrà alla fine dei lavori, prevista indicativamente nei primi mesi del 2022. La società chiede di sapere se gli acquirenti degli immobili ricostruiti potranno beneficiare dell’agevolazione in argomento nell’ipotesi in cui effettueranno il sostenimento della spesa entro il 2021, oppure se è necessario che entro tale data siano ultimati i lavori di demolizione e ricostruzione dell’intero immobile.
Al riguardo, l’Agenzia rammenta che affinché l’acquirente dell’unità immobiliare possa beneficiare della detrazione prevista dall’articolo 16, comma 1-septies del decreto legge 63 del 2013 è necessario che l’atto di acquisto relativo all’immobile oggetto dei lavori sia stipulato entro i termini di vigenza dell’agevolazione.

Trattamento fiscale degli interessi dei buoni postali fruttiferi percepiti da soggetto non residente

Per il contribuente residente nel Regno Unito iscritto all’AIRE e titolare di buoni fruttiferi postali sottoscritti quando era residente fiscalmente in Italia, gli interessi generati dai medesimi buoni sono soggetti a imposta sostitutiva ai sensi del D.Lgs. n. 239/1996 (Agenzia Entrate – risposta 15 febbraio 2021, n. 109).

Sul piano internazionale, la convenzione tra l’Italia e il Regno Unito attribuisce potestà impositiva a entrambi gli Stati contraenti; pertanto, la potestà impositiva italiana, in concorrenza con quella britannica, che viene riconosciuta sul piano convenzionale deve essere coordinata con la disciplina nazionale.

Nell’ordinamento interno, agli interessi e altri proventi derivanti dai buoni postali fruttiferi si applica un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, nella misura del 12,50%.

Al riguardo è previsto un regime esenzione dall’applicazione dell’imposta sostitutiva sugli interessi derivanti dai buoni postali fruttiferi qualora percepiti da soggetti residenti in Stati e territori che consentono un adeguato scambio di informazioni, ossia in Stati inclusi nella white list.

Il Regno Unito fa parte degli Stati che consentono un adeguato scambio di informazioni di cui alla suddetta white list, tuttavia, il “Regolamento recante modalità applicative dell’imposta sostitutiva di cui al D.Lgs. n. 239/1996 sui proventi dei buoni postali di risparmio” ha disposto:

– riguardo al regime di esenzione, che lo stesso si applica solo nel caso in cui sia accertata la continuità del diritto fino dall’emissione del titolo;

– che al buono postale fruttifero non si applica un doppio regime fiscale;

– che qualora nel periodo di possesso del titolo mutano le condizioni in base alle quali è riconosciuto il diritto all’esenzione, tale diritto si esercita solo nel caso in cui l’attestazione è acquisita dalla Poste italiane S.p.a. antecedentemente al verificarsi del mutamento.

L’imposta sostitutiva è applicata infatti da Poste italiane S.p.A. e ai fini dell’applicazione del regime di esenzione, la società acquisisce l’attestazione rilasciata dalle competenti autorità fiscali del paese in cui il beneficiario degli interessi sui buoni postali fruttiferi ha la residenza, dalla quale risulti la sussistenza della residenza in un paese cd. white list. Tale attestazione può essere acquisita anche all’atto del pagamento, sempreché dalla stessa risulti specificamente che la condizione di essere residente in un paese white list non sia variata durante tutto il periodo in cui il beneficiario degli interessi sia stato intestatario dei buoni postali fruttiferi.

Nel caso di specie quindi Poste Italiane S.p.A. applica l’imposta sostitutiva sugli interessi derivanti dai buoni postali fruttiferi, in quanto il contribuente, al momento dell’emissione di tali titoli, era residente in Italia.

Bonus locazione immobili ad uso non abitativo: nuovo modello

15 Febb 2021 Tenuto conto dell’estensione fino al 30 aprile 2021 del credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda sono stati approvati il nuovo modello di comunicazione della cessione dei crediti e le relative istruzioni (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 12 febbraio 2021, n. 43058).

Il 1° luglio 2020 sono state definite le modalità di comunicazione delle cessioni dei crediti d’imposta per:
– botteghe e negozi, di cui al Decreto Cura Italia (art. 65 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18);
– canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda di cui al Decreto Rilancio (art. 28 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34).
La comunicazione dell’avvenuta cessione dei suddetti crediti d’imposta è inviata dal 13 luglio 2020 al 31 dicembre 2021, direttamente dai soggetti cedenti che hanno maturato i crediti stessi, utilizzando esclusivamente le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate, a pena d’inammissibilità.
La legge di bilancio 2021, ha ulteriormente esteso il presente credito, per le imprese turistico-ricettive, le agenzie di viaggio e i tour operator, fino al 30 aprile 2021.
Tanto premesso, per consentire la comunicazione della cessione dei crediti di cui trattasi anche con riferimento ai mesi fino ad aprile 2021, con il provvedimento in oggetto sono stati approvati il nuovo modello di comunicazione e le relative istruzioni, in sostituzione del modello e delle istruzioni precedenti.

Notifica a mezzo pec copia cartella di pagamento in formato pdf

In caso di notifica a mezzo PEC, la copia su supporto informatico (in formato “.pdf”) della cartella di pagamento, in origine cartacea, non deve necessariamente essere sottoscritta con firma digitale (Corte di Cassazione – Ordinanza 03 febbraio 2021, n. 2366).

La controversia riguarda l’impugnazione, per vizio di notifica, di una cartella di pagamento consegnata dall’agente di riscossione tramite pec all’indirizzo di posta elettronica certificata del contribuente, in copia su supporto informatico (*.pdf) dell’originale cartaceo priva di firma digitale.
I giudici tributari hanno respinto il ricorso, ritenendo non rilevante la mancata apposizione della firma digitale sulla copia informatica dell’originale cartaceo della cartella di pagamento, valorizzando al contrario la circostanza che la PEC di notifica attestasse: la regolare ricevuta e consegna dell’atto all’indirizzo PEC del contribuente; la provenienza del messaggio elettronico e dei relativi contenuti in formato “.pdf” dall’Agente di Riscossione.

La Corte di Cassazione, su ricorso del contribuente, ha confermato la decisione dei giudici tributari.

Riguardo alla validità della notifica delle cartelle di pagamento, i giudici della Suprema Corte hanno affermato che in caso di notifica a mezzo PEC, la copia su supporto informatico della cartella di pagamento, in origine cartacea, non deve necessariamente essere sottoscritta con firma digitale, in assenza di prescrizioni normative di segno diverso.
Inoltre, la natura sostanziale e non processuale della cartella di pagamento, non osta all’applicazione di istituti appartenenti al diritto processuale, soprattutto quando vi sia un espresso richiamo di questi nella disciplina tributaria.
In particolare, le disposizioni relative alla notificazione della cartella di pagamento (art. 26, co. 5, del DPR n. 602 del 1973) stabiliscono che la notifica può essere eseguita a mezzo posta elettronica certificata, all’indirizzo del destinatario risultante dall’indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (INI-PEC), applicando la disciplina in materia di notificazione dell’avviso dì accertamento (art. 60 del DPR n. 600 del 1973), che, a sua volta, rinvia alle norme sulle notificazioni nel processo civile.
Ne consegue, in caso di irritualità della notificazione della cartella di pagamento, in ragione della avvenuta trasmissione di un file con estensione “pdf” anziché “.p7m”, che trova applicazione l’istituto della sanatoria del vizio dell’atto per raggiungimento dello scopo previsto dal diritto processuale (art. 156 c.p.c.: la nullità non può mai essere pronunciata, se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato).
In altri termini, la tempestiva proposizione del ricorso del contribuente avverso la cartella di pagamento presuppone che ne abbia conosciuto il contenuto, producendo l’effetto di sanare “ex tunc” la nullità della relativa notificazione, per raggiungimento dello scopo dell’atto, pur non determinando il venire meno della decadenza, eventualmente verificatasi “medio tempore”, del potere sostanziale di accertamento dell’Amministrazione Finanziaria.

Iva agevolata: via libera per le barelle ma nulla da fare per gli strumenti radiologici

Nel regime agevolato Iva, previsto dall’articolo 124 del Decreto Rilancio rientrano le barelle utilizzate per trasportare pazienti Covid in quanto considerate quali carrelli per emergenza. Escluse invece le apparecchiature radiologiche per esami diagnostici, in quanto non associate ad alcuna delle voci doganali ammesse all’agevolazione (Agenzia Entrate – risposte 11 febbraio 2021, nn. 99 e 100).

Il Decreto Rilancio ha previsto un elenco di beni necessari per il contenimento dell’emergenza Covid-19 ai quali si applica un regime Iva agevolato con aliquota del 5% e per le cessioni effettuate entro il 31 dicembre 2020 la totale esenzione dall’Iva.

Barelle

Con specifico riferimento alla voce carrelli per emergenza l’Agenzia delle Dogane ha associato il codice TARIC ex 8713 9000 (Carrozzelle ed altri veicoli per invalidi, anche con motore o altro meccanismo di propulsione) ed ex 9402 9000 (Mobili per la medicina,la chirurgia, l’odontoiatria o la veterinaria) e il documento “Nota ai direttori generali degli stati membri e alle amministrazioni fiscali e doganali del Regno unito” della Commissione Europea, tradotta dall’Agenzia delle dogane e monopoli (Rif. Ares(2020)1923616-03/04/2020),citato anche dall’Istante, specifica che la voce “Carrelli di emergenza” comprende, più specificatamente, le “Barelle con e senza rotelle per lo spostamento dei pazienti all’interno di ospedali e cliniche”.
Detto questo, possono rientrare del trattamento Iva agevolato anche le barelle biocontenitive, in quanto rientranti tra i “Carrelli per l’emergenza, perché trattasi di attrezzature idonee al trasporto dei pazienti affetti da Coronavirus, utili ad evitare possibili rischi infettivi durante gli spostamenti intra ed extraospedalieri.

Strumenti radiologici

Non sono invece inclusi tra la “strumentazione per diagnostica per COVID-19” gli strumenti radiologici e pertanto non possono usufruire del regime Iva agevolato.